1645 ca.
San Nicola da Tolentino
Francesco Guarino
Sant’Agata Irpina (Solofra), 1611 – Gravina in Puglia, 1654
- Tecnica: Olio su tela
- Dimensioni: cm 51×35
- Provenienza: Gravina in Puglia, Palazzo Orsini, 1707
- Firmato: In basso a destra: "Guarino"
- Al retro: cartigli della collezione privata
L’attribuzione del dipinto a Francesco Guarino è basata sugli stretti paralleli con un notevole numero di opere dell’artista, ad esempio il volto della bella Santa Cecilia al cembalo (Svizzera, Collezione privata), un’opera datata da chi scrive verso il 1643 (Lat¬tuada 2000 ed. 2012, pp. 202-203, E26). Un altro parallelo è possibile rispetto ad alcuni dettagli della Madonna delle Grazie con i Santi Antonio da Padova, Francesco d’Assisi, Filip¬po Neri e Chiara (Solofra, Collegiata di San Michele Arcangelo, databile verso il 1645- 50). I volti di Sant’Antonio e di Santa Chiara mostrano la stessa tecnica del dipinto qui in discussione: un impasto spesso per i toni dell’epidermide rialzati dalle lacche rosse, e un vigoroso chiaroscuro che crea scintillanti contrasti. Un altro confronto è possibi¬le con la figura di Sant’Antonio di Padova nella Madonna delle Grazie con i Santi Giuseppe e Antonio di Padova recentemente riscoperta a Fontanelle di Serino, Chiesa di Santa Maria Assunta (Lattuada 2000 ed. 2012, pp. 331-332, E69; verso il 1645-50). È poi possibile paragonare i modi del San Nicola da Tolentino con quelli dei Santi Domenico Guzman e Caterina da Siena nella Madonna del Rosario oggi a Solofra, Chiesa di San Rocco (Lat¬tuada 2000 ed. 2012, pp. 332-333, e70; 1645-50 circa). Infine, il delicato disegno delle mani del San Nicola da Tolentino trova numerosi paralleli nel corpus delle opere di Guari¬no: ad esempio nella Madonna di Portosalvo a Solofra, Chiesa di San Rocco (Lattuada 2000 ed. 2012, pp. 234-235, E55; 1645-50 circa); e nella già citata Madonna delle Grazie nella Collegiata di Solofra. Anche se non si sa quasi praticamente nulla dell’attività di dise¬gnatore di Guarino, è evidente che nei suoi dipinti egli riutilizzò abilmente gli stessi disegni per dettagli come le mani, e ciò non solo nel San Nicola da Tolentino, ma anche in altre squisite opere di piccolo formato come la Santa Lucia su rame in collezione privata (Lattuada 2000 ed. 2012, p. 226, E46; 1645 circa).
Nato nel 1245 a Sant’Angelo in Pontano presso Macerata, Nicola da Tolentino di¬venne frate agostiniano all’età di sedici anni e nel 1270 prese i voti di sacerdote. Acquisì presto notorietà come predicatore e confessore; verso il 1274 fu inviato a Tolentino, non lontano da dove era nato, mentre nella città c’era una situazione tesa. Qui Nicola realizzò atti di carità di grande efficacia e assisté poveri e/o criminali. Morì nel 1305 dopo una lunga malattia e fu canonizzato nel 1446; fu molto rinomato per la sua gen¬tilezza. Nel presente dipinto San Nicola è un ragazzo in piedi in un paesaggio rurale, vestito con l’abito dell’Ordine Agostiniano. Tra le mani reca un giglio e un libro con un passo del Vangelo di San Giovanni (XV, 10): «Si praecepta mea servaveritis, mane¬bitis in dilectione mea, sicut ergo Patris mei praecepta servavi, et maneo in eius di¬lectione» (Se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti di mio Padre e rimango nel suo amore). Sul petto del Santo c’è un sole; la leggenda vuole che una stella lucente lo seguiva ovunque. L’impegno profuso da Guarino in questa piccola immagine devozionale è impressionante per la tenerezza nell’espressione del ragazzo – mostrato ancora troppo esile per l’ampiezza del suo abito talare: divenne frate all’età di sedici anni – e per la cura di ogni dettaglio della composizione. Fu abilissimo nel produrre immagini di piccolo formato come le nove Storie di Sant’Antonio Abate nella omonima chiesa a Campobasso, del 1642.
L’esistenza del San Nicola da Tolentino di Guarino era finora nota solo dal già cita¬to inventario della collezione Orsini a Gravina in Puglia, redatto nel 1707, che riporta quasi al centimetro le misure del dipinto (2 palmi napoletani per 1½ ammontano a circa cm. 52,8 x 39,6). Nel XVII secolo Gravina in Puglia divenne il feudo più impor¬tante del ramo meridionale della famiglia Orsini, che stabilì in quella città una corte i cui interessi dovettero essere quasi del tutto interamente incentrati sulla vita reli¬giosa. Ferdinando III Orsini e sua moglie Giovanna Frangipane della Tolfa furono i genitori di Pier Francesco Orsini, che sarebbe divenuto Papa Benedetto XIII (1723-30). Secondo l’inventario del 1707, in quell’anno il palazzo Orsini a Gravina conteneva 256 lotti di dipinti; tra essi 30 erano ascritti a Francesco Guarino, ed erano solo storie del Vecchio e Nuovo Testamento, santi e ritratti di esponenti della Famiglia Orsini. Lo scopo didattico di una collezione d’arte principalmente basata su immagini religiose appare evidente scorrendo questo inventario, che riflette scelte di collezionismo e di committenza davvero insolite.
Nel 1641 Ferdinando III Orsini diveniva signore feudale di Gravina; nello stesso anno Guarino era nominato “Abate”, divenendo pittore di Corte di una famiglia feu¬dale che praticava una devozione controriformata in cui le immagini sacre giocavano un ruolo chiave, e questo è il tipo di opere che il maestro di Solofra produsse per il resto della sua breve vita (per i rapporti tra Guarino e gli Orsini si veda Lattuada 2017. Per l’identificazione di opere di Guarino nelle residenze Orsini si veda inoltre Lattuada 2018).
Riccardo Lattuada
Bibliografia:
Rubsamen 1980, doc. V, p. 43, n. 23: “Un altro [dipinto] alto p.mi 2 e largo 1 ½: S. Nicola da Tolentino, mano di Guarini di valor. Sc. Quindeci con cornice intagl. Dorata”, en pendant con un San Pietro piangente di Giovan Tommaso Guarino (ibidem, n. 24).
Lattuada 2000 ed. 2012, p. 298, n. 12.